A.D.R. trasporto merci pericolose | Cosa dice la normativa?

Merci pericolose

Le merci considerate pericolose sono sostanze chimiche, materiali infiammabili, esplosivi, sostanze radioattive, sostanze tossiche, materiali radioattivi ed esplosivi. Inoltre, possono essere classificate come merci pericolose anche altre sostanze che possono essere nocive per l’ambiente e la salute umana.

Il trasporto di merci pericolose è un’attività che richiede una grande attenzione e competenza da parte degli addetti, poiché le conseguenze di un incidente relativo al trasporto di merci pericolose possono essere molto gravi.

Il trasporto di merci pericolose deve essere effettuato nel rispetto delle normative nazionali ed europee in materia di sicurezza e di ambiente. A tal fine è necessario che l’azienda che si occupa del trasporto segua rigorosamente le relative procedure e abbia in dotazione l’attrezzatura adeguata per gestire al meglio queste tipologie di carico.

Normativa adr trasporto merci pericolose

Tale normativa suddivide in varie classi di pericolo le merci da trasportare. Ogni materiale è poi legato ad un codice di identificazione specifico chiamato numero ONU per essere facilmente individuabile e capire subito quali sono i rischi legati ad esso, e quindi le misure da mettere in atto.

Le classi adr sono:

  1. Oggetti e materie esplosivi,
  2. Gas,
  3. Liquidi infiammabili
  4. Materie autoreattive, solidi infiammabili ed esplosivi solidi desensibilizzati
  5. Materie soggette ad accensione spontanea
  6. Materie che sviluppano gas infiammabili a contatto con l’acqua
  7. materie comburenti
  8. Perossidi organici
  9. Materie tossiche
  10. Materie infettanti
  11. Materie radioattive
  12. Materie corrosive
  13. Prodotti diversi

Come quindi stabilito dalla normativa nominata in precedenza, la presenza di merci pericolose, e la natura del pericolo connesso, devono essere segnalate tramite etichette o placche unificate presenti sul veicolo per un’immediata identificazione del pericolo.

Spedizioni merci pericolose

A causa della delicatezza del trasporto di merci pericolose sono presenti diverse figure, ciascuno con le proprie responsabilità: speditori, trasportatori, destinatari, caricatori, imballatori, riempitori e scaricatori.

Inoltre, sempre da normativa adr, ogni impresa che si occupa di questo tipo di lavoro necessita di designare un consulente trasporto merci pericolose, il quale è incaricato di facilitare l’opera di prevenzione dei rischi per le persone, per i beni o per l’ambiente.

Non esitare a contattarci per ulteriori consulenze!

Registrazione bolla doganale

Registrazione bolla doganale: informazioni e procedure

Cos’è una bolla doganale

L’IVA sulle importazioni dei beni non è applicata con l’emissione di una fattura ma direttamente in dogana in relazione alla bolla doganale.

La bolla doganale è un documento rilasciato dalle autorità competenti agli importatori ed esportatori per stabilire il valore, il genere e la quantità del bene spedito.

Questo tipo di documento è molto importante perché è quello che permette alle autorità della dogana di far passare o no una spedizione. In pratica è essenziale per fare in modo che una spedizione passi la dogana senza avere problemi.

Quando registrare bolla doganale quindi? Essa va registrata quando avviene un import/export da o verso un paese fuori dall’Unione Europea.

Come registrare bolla doganale

La registrazione bolla doganale va fatta utilizzando la causale precaricata ‘A80-bolla doganale’. Grazie a questa causale la bolla va registrata specificando i soli importi in euro. Inoltre, va indicata loa Dogana che ha emesso il documento come fornitore sulla testata del movimento. Mentre nel campo ‘Nominativo di riferimento’ va inserito il fornitore estero.

A partire dal 9 giugno 2022 l’Agenzia delle Dogane ha soppresso il modello cartaceo con una procedura informatica, grazie all’aggiornamento del sistema informativo di sdoganamento.

Bolla doganale per importazioni

C’è bisogno quindi di registrare bolla doganale con dazio doganale e che attesti l’assoggettamento ad IVA delle merci importate. È la Dogana a determinare l’IVA e i dazi doganali dovuti, calcolandoli su basi imponibili diverse.

I dazi vengono determinati su una base imponibile che corrisponde al valore della merce di import con l’aggiunta del nolo extra-UE.

Mentre l’Iva viene determinata su una base imponibile che corrisponde al valore della merce, con l’aggiunta del valore del nolo extra-UE oltre che l’aggiunta dei dazi doganali precedentemente discussi.

La bolla doganale import è annotata nel registro IVA degli acquisti ai fini della detrazione dell’imposta assolta. I dati necessari per la bolla doganale di import come l’imponibile, l’aliquota e l’imposta sono contenuti nella casella 47 in corrispondenza del codice identificativo del tributo.

 Grazie al passaggio verso una procedura informatica piuttosto che cartacea tutte le dichiarazioni doganali di import vengono trasmesse al Sistema dell’Agenzia delle Dogane con una firma digitale. Queste vengono quindi registrate nel sistema ed acquisiscono piena efficacia.

Per maggiori informazioni contattaci!

Operatore economico autorizzato

Operatore economico autorizzato (AEO)

Un operatore economico autorizzato (AEO) è definito come una parte coinvolta nella circolazione internazionale di merci, in qualsiasi funzione, che è stata approvata da, o per conto di, un’amministrazione doganale nazionale come conforme agli standard di sicurezza della catena di approvvigionamento equivalenti.

Gli AEO comprendono, tra l’altro, produttori, importatori, esportatori, broker, vettori, consolidatori, intermediari, porti, aeroporti, operatori terminalisti, operatori integrati, magazzini e distributori.

Cosa sono gli operatori economici autorizzati (AEO)?

Secondo l’Organizzazione mondiale delle dogane (OMD), un operatore economico autorizzato (AEO) è una parte coinvolta nel movimento internazionale di merci in qualsiasi funzione che è stata approvata da o per conto di un’amministrazione doganale nazionale come conforme all’OMD o fornitura equivalente standard di sicurezza della catena.

Creati per proteggere le catene di approvvigionamento globali dal terrorismo e da altre minacce, i programmi AEO esistono in paesi di tutto il mondo con vari nomi.

Oltre agli spedizionieri, gli AEO possono includere produttori, importatori, esportatori, broker, vettori, consolidatori, porti, aeroporti, operatori di terminal, magazzini, distributori e altre organizzazioni.

Operatore AEO e certificazione A E O

Da molti anni, in alcuni casi anche dagli anni ’70, le amministrazioni doganali sono sempre più coinvolte nella sicurezza della catena di approvvigionamento del commercio internazionale e più recentemente hanno sviluppato programmi di sicurezza in un contesto globale, l’operatore AEO fa parte di questi programmi.

Per questo i trader devono effettuare, in un certo numero di casi, investimenti sostanziali per ottenere il certificato AEO e devono continuare ad investire per mantenere tale status. Tuttavia, in cambio, le dogane spesso non offrono vantaggi sostanziali sotto forma di facilitazione commerciale, che aumenta il costo del commercio.

Di conseguenza, l’adozione dei programmi AEO dogana in tutto il mondo è lenta.

Quali sono alcuni vantaggi dell’AEO?

Ci sono molti vantaggi AEO. Per iniziare, collaborare con un operatore economico autorizzato per spostare le tue merci offre un trattamento prioritario per lo sdoganamento, spedizioni più rapide ed efficienti, nonché una maggiore sicurezza e una migliore attenuazione dei rischi (ad esempio, minori possibilità di deterioramento degli alimenti, ritardi doganali, ecc.).

Approfitta dei vantaggi AEO, collabora con un operatore economico autorizzato leader del settore, contattaci o visita il nostro sito!

Origine delle merci

Origine delle merci: certificato e dichiarazione in dogana

Negli scambi internazionali il concetto di origine delle merci in dogana è un punto particolarmente di rilievo, soprattutto ai fini della tassazione. L’origine della merce e il rispetto della normativa del processo di fabbricazione sono importanti anche per la tutela e la difesa dei prodotti tipici, locali e nazionali.

Origine delle merci ai fini doganali

Il regolamento UE  n.952/2013 (Codice Doganale dell’Unione), il Regolamento delegato UE n.2446/2015 (RD), il Regolamento delegato transitorio UE n.341/2016 (RDT), il Regolamento di esecuzione UE n.2447/2015 (RE), sono le norme vincolanti in materia di origine delle merci ai fini doganali.

Attraverso questi regolamenti le Autorità doganali possono attribuire la corretta origine ad una specifica merce. L’origine della merce riguarda il luogo in cui un prodotto è stato fabbricato, ovvero il “made in”, per poter stabilire il trattamento daziario di favore al momento dell’esportazione.

Origine non preferenziale

Questa definizione corrisponde a quello che comunemente viene definito il “made in”, ovvero poter definire l’origine e la provenienza della merce; tuttavia, non è sufficiente per poter usufruire delle agevolazioni daziarie al momento dell’esportazione.

Tale dichiarazione identifica, solamente, il Paese in cui la merce è stata prodotta, ha subito l’ultimo processo di lavorazione o trasformazione.

Origine preferenziale

Questa dichiarazione è sottoposta a norme più rigide in quanto consente di ottenere dazi favorevoli, per questo sono stati fissati dei criteri relativi a ciascuna categoria di prodotti:

  • cambiamento di voce doganale,
  • percentuale massima di semilavorati,
  • componenti e/o materie prime non originarie,
  • processo produttivo specifico, o una combinazione di questi criteri,

Questi elementi consentono di stabilire se le fasi di lavorazione effettuate su un determinato prodotto sono sufficienti a confermare l’origine preferenziale in quel determinato Paese.

All’interno dell’UE non ci sono distinzioni tra origine nei diversi stati membri; quindi, non ha alcuna importanza se i processi di lavorazione e trasformazione sono avvenuti in Paese piuttosto che un altro, l’importante è che siano all’interno dei confini dell’UE.

Certificato origine merce

Per attestare l’origine preferenziale viene rilasciato un certificato EUR1, questo deve essere compilato dall’esportatore o da un dichiarante doganale e timbrato dall’agenzia doganale.

Per avere maggiori informazioni sulla dichiarazione origine merce visita il nostro sito o contattaci!

carta doganale del viaggiatore

La carta doganale del viaggiatore

Carta cliente: cos’è e quali sono i diritti del viaggiatore

In Europa è stata introdotta una normativa, la carta doganale del viaggiatore, per chi viaggia con aerei, treni, autobus e navi, al fine di riconoscere i diritti dei viaggiatori nel caso in cui ci siano degli inconvenienti nel viaggio.

La carta del viaggiatore prevede il riconoscimento di garanzie in caso di vari inconvenienti:

  • Ritardo del trasporto;
  • Cancellazione;
  • Perdita del bagaglio;
  • Incidenti o infortuni.

Questi diritti sono riconosciuti attraverso regolamenti europei, una fonte legislativa applicata in ogni Stato membro dell’UE e sono quindi identici in tutti i paesi.

Storia della carta del viaggiatore

Questo regolamento nasce nel 2001 sulla base della normativa vigente, successivamente, è stata aggiornata con l’applicazione delle nuove normative messe in atto dai vari stati membri della UE e dalla UE stessa.

Con il nuovo Regolamento (CE) n. 261/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 febbraio 2004

Entra in vigore la quinta edizione della Carta con cui si abroga il regolamento precedente della CEE n 295/91 e si prevedono nuove regole per i ritardi e la cancellazione dei voli. Questa nuova normativa incrementa la somma relativa alla compensazione in denaro dovuta dai vettori di volo ai passeggeri in caso di soppressione di voli, cancellazione, ritardi prolungati. Tali multe sono, inoltre, estese anche ai voli low cost.

Nella carta del viaggiatore sono, anche, riportate tutte le informazioni riguardanti:

  • La valuta;
  • Il trasporto di animali;
  • Il trasporto di opere d’arte e beni culturali;
  • Le medicine;
  • Il controllo bagagli negli aeroporti;
  • Le merci contraffatte.

Nel 2009 arriva la sesta stesura della Carta che introduce importanti novità, soprattutto nella tutela dei passeggeri, infortunati, anziani e diversamente abili, definiti PMR: passeggeri a mobilità ridotta. Con questa nuova stesura vengono integrate anche delle restrizioni in materia di trasporto dei liquidi.

Una Carta importante

Questo regolamento è una fonte normativa importante sia per i passeggeri che per i tribunali a cui ci si rivolge per dirimere delle controversie in materia di viaggi.

Nella suddetta carta sono normati non solo i trasporti aerei ma anche tutti gli altri tipi:

  • trasporto ferroviario;
  • trasporto con autobus;
  • trasporto in nave.

Oltre a questo, però, nella carta del viaggiatore sono previste le principali normative vigenti nel campo dei controlli dei viaggiatori in provenienza e in partenza sia per i paesi europei che extra UE. Nella carta sono riportati tutte le disposizioni importanti riguardo alle procedure di sdoganamento dei beni e delle merci.

Se vuoi avere maggiori informazioni riguardo ai permessi da chiedere alla dogana italiana per il trasporti di particolari merci, visita il nostro sito!

Sicurezza dei prodotti e marcatura CE

Sicurezza dei prodotti e marcatura CE

Che cos’è la marcatura CE?

Il marchio Conformitè Europëenne (CE) è definito come il marchio di conformità obbligatorio dell’Unione Europea (UE) per la regolamentazione della sicurezza dei prodotti e dei beni venduti all’interno dello Spazio economico europeo (SEE) dal 1985.

Il marchio CE rappresenta una dichiarazione del produttore che i prodotti sono conformi al nuovo approccio dell’UE Direttive. Queste direttive non si applicano solo ai prodotti all’interno dell’UE, ma anche ai prodotti fabbricati o progettati per essere venduti nel SEE. Questo rende la marcatura CE riconoscibile in tutto il mondo anche a chi non ha familiarità con il SEE.

Come funziona il marchio CE?

Un marchio CE è un simbolo che deve essere apposto su molti prodotti prima che possano essere venduti sul mercato europeo. Il marchio indica che un prodotto:

  • Soddisfa i requisiti delle direttive europee sui prodotti pertinenti;
  • Soddisfa tutti i requisiti delle pertinenti norme europee armonizzate sulle prestazioni e sulla sicurezza;
  • È adatto al suo scopo e non metterà in pericolo vite o proprietà;

La presenza del marchio CE indica inoltre che è disponibile un’adeguata documentazione tecnica a supporto dell’uso del marchio, che può essere fornita dal produttore, dall’importatore o dalla persona responsabile dell’immissione del prodotto sul mercato dell’UE su richiesta.

Conforme ai requisiti del marchio CE dell’UE e conforme alle direttive

L’apposizione di un marchio CE su un prodotto è considerato un mezzo per certificare all’interno degli stati membri dell’UE che il prodotto soddisfa tutti i requisiti UE appropriati. Tali requisiti sono stabiliti dal QUADRO NORMATIVO COMUNITARIO DAL REG.(CE) 339/93 AL REG.(CE) 765/2008.

Esiste un requisito comunitario che vieta la circolazione nei territori degli stati membri di prodotti non conformi a quanto previsto dalle direttive; dovrebbero essere intraprese azioni appropriate per rimuovere questi prodotti dalla vendita e dall’uso all’interno dello stato specifico.

L’importatore e/o il fabbricante devono adottare misure per conformarsi alle disposizioni di sicurezza, produrre i registri appropriati e decidere le procedure necessarie per mantenere la produzione conforme alle direttive. Il Marchio CE deve essere apposto per dimostrare la conformità a quanto previsto dalle direttive.

Visita il nostro sito o contattaci per maggiori informazioni!

Convenzione di Washington

Che cos’è la Convenzione di Washington o C.I.T.E.S.?

La Convenzione di Washington (o C.I.T.E.S.) è una delle misure volte a tutelare le specie animali e vegetali a rischio di estinzione, attraverso la regolamentazione del loro commercio e, in particolare, della loro esportazione e detenzione.

Nota anche come Convenzione CITES (Convention on International Trade of Endangered Species), regolamenta sin dal 1975, anno in cui è stata siglata, il commercio internazionale delle specie protette in 130 paesi del mondo. Lo scopo di questo accordo è far sì che lo sfruttamento commerciale a livello internazionale di specie animali e vegetali rispetti criteri di sostenibilità per la specie e per l’habitat da cui proviene. 

La Convenzione di Washington e l’Europa 

La C.I.T.E.S. in Europa è stata recepita nel Regolamento CE 338/97, al quale hanno poi fatto seguito integrazioni e modifiche che hanno portato a una capillare catalogazione delle specie protette, come il regolamento CE 865/2006 e il regolamento UE 792/2021 (relativo alla corretta formulazione di certificati e documentazione prevista dal regolamento in vigore). 

Molto importante il regolamento di esecuzione CE 1587/2019, in cui vengono elencati nel dettaglio gli esemplari di animali e vegetali per i quali viene interdetta l’introduzione nei paesi dell’Unione Europea.

La Convenzione CITES in Italia: uffici e autorità competenti

In Italia la normativa, se possibile, è stata recepita con particolare rigore (L. 7 febbraio 1992, n. 150) e le restrizioni comportano il divieto di introdurre e possedere animali pericolosi o ancora l’obbligo previsto per le attività commerciali coinvolte di tenere un registro di esemplari vivi o morti o parti di questi delle specie elencate nel Reg. 338/97, allegati A e B.

Le autorità demandate alla gestione amministrativa della convenzione Washington nel nostro paese sono diverse: 

  • il Ministero della Transizione ecologica, nel ruolo di autorità di gestione; 
  • il Ministero delle Politiche Agricole, alimentari e forestali, che si occupa concretamente del rilascio del certificato CITES, avvalendosi a livello operativo del CUFA (Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri);
  • il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, al quale è demandato il rilascio delle licenze di importazione ed esportazione;
  • il Raggruppamento Carabinieri CITES e la Guardia di Finanza si occupano infine di effettuare controlli sul territorio (Carabinieri) e in dogana (Finanza)

Convenzione e certificato CITES: come muoversi?

La normativa, la documentazione necessaria, conoscere gli uffici doganali abilitati: sono tutte informazioni complesse che richiedono competenza e professionalità per poter essere gestite.

G.C.S. International, agenzia doganale di Bologna, garantisce ai propri clienti competenza, serietà e professionalità per la gestione di procedure CITES. Contattateci per richiedere i nostri servizi!  

contraffazione del marchio

La contraffazione del marchio e I diritti tutelati

La contraffazione è un fenomeno dilagante  che colpisce tutti i settori merceologici e si è diffusa a livello globale con un grave danno, sia per le aziende che per i consumatori.

La contraffazione dei marchi e dei segni distintivi viene punita dal Diritto Penale in quanto viola i diritti della proprietà industriale favorendo la concorrenza sleale  e lede la fede pubblica, in quanto infrange la fiducia dei consumatori nel prodotto industriale dello specifico marchio e li sottopone ,talvolta, a pericoli per la salute.

La contraffazione del marchio

L’art. 473 del Codice Penale stabilisce che “Chiunque, potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industriale, contraffà o altera marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, di prodotti industriali, ovvero chiunque, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.500 a euro 25.000”.

In altre parole l’imitazione, l’alterazione e la riproduzione illecita di un marchio registrato viene punita con sanzioni pecuniarie e anche la reclusione.

Il diritto penale punisce altresì chi commercializza  il prodotto contraffatto come indicato nell’art 474 del Codice Penale: “Chiunque introduce nel territorio dello Stato, al fine di trarne profitto, prodotti industriali con marchi o altri segni distintivi, nazionali o esteri, contraffatti o alterati è punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 3.500 a euro 35.000”.

Inoltre,  chi acquista per la rivendita, consapevolmente, prodotti contraffatti per trarne un profitto, può essere accusato sia del reato di introduzione nello Stato e commercio di prodotti falsi che  del reato di ricettazione.

Presupposti del reato di contraffazione e azioni di difesa 

La tutela penale della contraffazione e la configurabilità del reato è riconosciuta soltanto se il marchio è stato registrato presso l’ufficio nazionale competente, o comunque nel rispetto dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà intellettuale e industriale (come stabilisce l’ultimo comma dell’articolo 473 c.p.).

Le possibili azioni di difesa per questo illecito fanno riferimento ad una complessa e articolata disciplina normativa  che attinge a:

  • Codici e leggi nazionali: Codice della Proprietà Industriale  e disposizioni del Codice Civile e Penale;
  • Provvedimenti e interventi legislativi europei: Regolamento (UE) 608/2013, Direttiva 2004/48 CE, Regolamento (UE) 2015/2424, Regolamento (UE) 2015/2424;
  • Trattati e regolamentazioni internazionali.

Per maggiori informazioni su questo argomento, contattaci.

p.a.c.

P.A.C. e prodotti alimentari

P.A.C. è l’acronimo di Politica Agricola Comune e designa il complesso delle norme e delle indicazioni emanate dall’Unione Europea a tutela del settore agricolo.

Lo scopo della P.A.C. è quello di garantire uno sviluppo equo del comparto agricolo in tutti i Paesi dell’UE. Da qui scaturiscono norme relative ai prezzi, alla sicurezza alimentare e indicazioni utili allo sviluppo della produttività.

In altre parole, lo scopo è quello di promuovere il settore agricolo tutelando i produttori e proteggendo i consumatori. Norme e misure servono, in alcuni casi, anche a rendere competitivi i prodotti europei sul mercato globale, rendendone possibile l’esportazione e la competitività a livello mondiale. 

Che importanza ha, questo, per chi si occupa di import-export? Vediamolo meglio.

Origine prodotti alimentari e sicurezza alimentare

Nel quadro di una tutela del consumatore, la normativa vigente prevede che, in caso di prodotti alimentari, venga indicata in etichetta l’origine o provenienza geografica del suo ingrediente primario.

Con “ingrediente primario” si intende l’ingrediente che rappresenta più del 50% di un alimento oppure più ingredienti che sono associati alla denominazione dell’alimento da parte del consumatore e per i quali è richiesta un’indicazione quantitativa.

L’etichettatura degli alimenti è disciplinata, a livello europeo, dal Regolamento Europeo 1169/2011. Nel caso in cui il luogo di provenienza di un alimento non sia lo stesso del suo ingrediente primario, si deve indicare anche l’origine geografica di quest’ultimo. In caso contrario, si profilerebbe un reato e l’ufficio doganale sarebbe autorizzato ad aprire un contenzioso doganale.

Origine prodotti alimentari: novità 2020

Dall’aprile 2020, l’entrata in vigore del regolamento esecutivo 775/2018 ha revocato l’obbligo di indicazione di origine della materia prima in etichetta in alcune circostanze. 

In particolar modo, l’indicazione di provenienza della materia prima può essere omessa quando non vi sia il rischio di fraintenderne l’origine. Se, infatti, l’origine geografica dell’ingrediente primario corrisponde a quella del prodotto, questa può non essere indicata in modo specifico. Lo stesso vale quando l’apposizione di simboli (es. bandiere nazionali), parole o elementi grafici rendono esplicita la provenienza del prodotto.

Ovviamente, non vi è l’obbligo per tale indicazione nel caso di prodotti DOP, IGP e STG. 

Dogana ed etichette alimentari

Ciascuno stato europeo ha recepito e, in alcuni casi, perfezionato i decreti sull’origine dei prodotti alimentari. 

Per conoscere nel dettaglio i regolamenti e la corretta dicitura da apporre in etichetta per l’import/export di merce alimentare, è sempre meglio affidarsi alla consulenza di un’agenzia doganale esperta e competente come G.S.C. International

Contattaci per una consulenza e per conoscere i nostri servizi. 

Contenzioso doganale

Contenzioso doganale

Pagamento dei dazi doganali, documentazione e modelli Intrastat: sono molti i passaggi e la documentazione da gestire e da produrre in caso di importazione o esportazione merci. Durante un controllo in dogana può succedere, a volte, che un’irregolarità faccia scattare la procedura di contenzioso doganale e che ci si trovi, così, con i pacchi fermi in dogana.

Contenzioso doganale: quando si profila?

Quando i controlli in dogana portano a constatare una violazione delle norme relative alle procedure di importazione ed esportazione merci, indipendentemente dal fatto che tali violazioni riguardino l’evasione tributaria, si apre un contenzioso doganale.

Dunque, il contenzioso si applica non solo in caso di mancato o ridotto pagamento dei dazi doganali, ma quando si verifica qualsiasi violazione relativa alle merci: dalla distribuzione di merce contraffatta alla mancata etichettatura. 

Volendo riassumere, le casistiche ruotano attorno a:

  • contestazioni di natura tributaria
  • contestazioni sulle norme a tutela del consumatore

In base alla natura del contenzioso, entrano in gioco ora il Giudice amministrativo ora il Giudice civile ordinario, per contestare reati, appunto, tributari o penali.

Accertamento doganale e verbale

Il contenzioso è, di norma, conseguenza di un accertamento doganale che rileva l’esistenza di un’infrazione alle regole di scambio merci (importazione ed esportazione).

Se si accertano violazioni, queste vengono trascritte in un apposito verbale che deve essere notificato al contribuente. Questi ha diritto, entro 60 giorni dalla notifica, a presentare le proprie osservazioni difensive. L’iter prevede quasi sempre la possibilità di rispondere agli atti, tuttavia in caso di accertato e inequivocabile mancato versamento del tributo la dogana può chiederne l’immediato pagamento.

Ecco quali sono i principali contenziosi.

Contenzioso sostanziale tributario

Quando si profila il contenzioso sostanziale tributario? Esso ha origine laddove l’indicazione di qualità, quantità, origine o valore della merce non corrisponda ai valori effettivamente riscontrati in fase di accertamento. In questo caso l’Ufficio doganale che ha accertato la difformità procede a redigere un verbale e ad aprire una procedura normalmente sanzionatoria.

Contenzioso sanzionatorio tributario

Rientrano nella casistica, sostanzialmente, i reati di contrabbando. 

Violazioni di norme a tutela del consumatore

Può anche succedere che una partita di merce rispetti gli aspetti tributari ma che presenti irregolarità di altro tipo. Ad esempio, nell’indicazione della provenienza della merce, che deve sempre essere quella di produzione o di ultima e sostanziale trasformazione del prodotto. 

La gravità della misura dipende da quella del reato: in caso di dati falsi l’operatore può subire un procedimento penale, con conseguenze che possono essere più onerose rispetto alla sola misura sanzionatoria.

Contenzioso doganale: il supporto G.C.S. International 

In caso di contenzioso doganale, avere alle spalle un’agenzia doganale esperta consente di gestire tutte le fasi del contenzioso nel modo migliore e, in futuro, di evitare altri provvedimenti.  

Affida le tue spedizioni internazionali a chi conosce le regole doganali. Contatta lo staff di G.C.S. International.